Saturday, March 25, 2006

Il caimano

Come neofita morettiana ho molto apprezzato questo film.
Il caimano è un film nel film, anche divertente, con delle scene iniziali talmente grottesche ed inaspettate che mi hanno davvero fatto ridere.
Ci sono una storia d'amore in crisi, una famiglia allo sfascio, un produttore che non riesce a lavorare ed è senza soldi ed una giovane coraggiosa, piena di speranza e tenacia che scrive una sceneggiatura che tutti gli attori vorrebbero interpretare ma di cui hanno molta paura.
E' il ritratto attuale del nostro Paese, così chiaro e diretto che mi sento di definirlo "democratico" perché comprensibile a tutti. Non è un film d'elite pieno di sott'intesi e che bisogna leggere tra le righe.
E se accettiamo di vederci sbattere in faccia senza mezzi termini la verità, soprattutto quella che non ci piace, per un film così, a mio parere, non ci resta che ringraziare Nanni Moretti... ed ovviamente tutto il cast di bravissimi attori che lo hanno interpretato.

Monday, March 20, 2006

Le due Italie e la malasanità

Dopo 145 anni dall’unità d’Italia ci possiamo rendere conto che l’Italia non è unita affatto.
Sul fronte sanità questa spaccatura è visibilissima. Al Nord c’è più efficienza, magari non dappertutto ma in generale è così, le liste d’attesa per le visite specialistiche possono essere lunghe ma non sono annuali, almeno per i casi più urgenti.
Al Sud è tutto diverso. Persino nell’emergenza può succedere di non trovare una struttura ospedaliera idonea o disposta ad accogliere il paziente, anche se in fin di vita.
O meglio, le strutture ospedaliere ci sono ma rimangono inutilizzate, vengono lasciate vuote e destinate ad un lento ed inesorabile degrado, complete di arredi ed attrezzature che col passare dei mesi “invecchiano” tecnologicamente.
Edifici che sono stati costruiti in 30 anni e sono costati 200 milioni di euro dei contribuenti Italiani: soldi letteralmente buttati via.
Ma dove sono finiti questi soldi? Perché sono stati sprecati in questo modo? Perché in tutta la Puglia c’è un solo centro oncologico che serve centinaia di migliaia di persone ed il medico che lo dirige deve lottare con le unghie e con i denti (finché glielo lasceranno fare) per lasciarlo attivo solo perché non vuole vendersi a qualche partito politico?
Ma basta percorrere 800 km più a Nord, arrivare in Romagna e ci si trova nell’ospedale pubblico più bello d’Italia, nuovo, enorme, efficiente e pulito dove ti curano subito senza chiederti una lira.
Ma perché nello stesso paese ci devono essere dei trattamenti così diversi? Perché il Nord deve avere trattamenti di serie A ed il Sud di serie B? Non sono cittadini italiani anche gli abitanti della Puglia? Non hanno anche loro diritto di essere curati tempestivamente e di avere un trattamento che non gli faccia perdere la loro dignità?

…E poi senti alla televisione che un ministro del governo italiano paragona la legge olandese sull’eutanasia (legalizzata con condizioni rigidissime) alla legislazione nazista…
Ma se non mi viene data la possibilità di curarmi dignitosamente, posso almeno sperare di poter decidere liberamente e serenamente di cosa fare della mia vita?

Sunday, March 19, 2006

Italiani, popolo di artisti (e buffoni) o di scrutatori non votanti?

Gli artisti siamo noi, il popolo. I buffoni solo loro, i politici.

Noi artisti continuiamo a praticare “l’arte di arrangiarsi”, oggi più che mai.
La commedia dell’arte é ormai da tempo nel nostro DNA, se così non fosse non potremmo sopravvivere in questo mondo crudele, in questo paese bellissimo e crudele.
Solo degli artisti come gli italiani possono andare avanti col costo della vita raddoppiato e lo stipendio rimasto sempre lo stesso. Dal 2002, con l’arrivo dell’euro, gli alimentari sono aumentati almeno del 30-40%, l’abbigliamento e le calzature del 100%. Torneremo a portare gli zoccoli di legno d’inverno e le ciabatte di pezza d’estate, come succedeva alla generazione dei miei genitori che oggi avrebbero quasi 80 anni.

Ma perchè con tutta la nostra creatività e capacità di arrangiarsi non risciamo a spodestare questi politici buffoni che ci prevaricano? Questi buffoni che fingono lombosciatalgie ma che riescono a fare improvvisi scatti felini saltando in piedi per inveire contro qualcuno che probabilmente gli fa da specchio (qualcuno che ha degli scheletri nell’armadio ed ha da farsi perdonare parecchie cose? Ma da che pulpito!). Buffoni che in modo infantile si offendono ed abbandonano una trasmissione televisiva perchè messi sotto pressione da una giornalista professionista (anche se non simpatica) ferma, decisa e molto contrallata ed educata.
Siamo in mano ai giullari del re che fanno solo gli interessi del re e dei ricchi e non pensano ai veri artisti, cioè al popolo.

Ma probabilmente, nel bene e nel male, questo è proprio il destino degli artisti.
Del resto volere è potere, e noi, forse, abbiamo solo ciò che ci meritiamo in quanto scrutatori non votanti. Grazie Samuele, sei stato grande a scrivere questa canzone ed a volerla far ascoltare ancora prima dell'uscita del cd.

Monday, March 13, 2006

Milano: la città proibita

Avete visto la trasmissione W L'Italia su RaiTre dal titolo: "Case!" domenica sera 12 marzo?
Non avrei mai immaginato che Milano si potesse considerare "la città proibita", proprio come la residenza degli ex imperatori di Pechino.
Ed a renderla proibita sono una serie di diverse realtà che a occhio nudo non si vedono, o forse le vede solo "chi guarda" (ma sappiamo che al mondo di persone che "guardano" ce ne sono pochissime), ma si vedono solo dall'alto.
Se si ha la possibilità (??? e chi ce l'ha nel quotidiano?) di salire su di un elicottero e sorvolare la città ci si rende conto di cosa c'è veramente.
Nel cuore della città esistono case con cortili e giardini privati che si possono vedere solo al cinema o in televisione (appunto!), piscine sui tetti che non hanno nulla da invidiare alle ville di Bel Air a Los Angeles, appartamenti di metrature infinite con arredamenti da mille e una notte, magari abitate solo da una coppia di mezza età che impiegano più tempo a passare dalla zona giorno alla zona notte dell'appartamento che non attraversare la città.
Palazzi antichi e stupendi che quando li scopri e ne varchi la soglia ti fanno sentire catapultato nell'epoca in cui sono stati costruiti e ti fanno veramente tangere la realtà di un tempo, insomma, sembra proprio di vivere in un film.
E questa città è davvero proibita, vietata a migliaia di persone non abbienti, famiglie ma soprattutto persone anziane, che magari hanno "avuto la fortuna" di passare tutta la loro vita in appartamenti comunali situati nel cuore della città (addirittura c'è chi apre le finestre e si affaccia sulla Galleria Vittorio Emanuele, magari solo in 30 mq, ma riescono a starci in modo più o meno decoroso) ma che ora si trovano costretti a lasciarli perchè il comune ha deciso che il loro affitto è troppo basso, e quindi si ritrovano sfrattati, e se sono fortunati a non ridursi a dormire in macchina si ritrovano sballottati ai margini della città, in zone generalmente degradate, senza servizi né negozi, reclusi in case fatiscenti ed abbandonati a se stessi dopo una vita di lavoro e condotta nel modo migliore possibile.
Si parla tanto di povertà nel mondo, si va sempre a guardare lontano, in Africa e nei paesi del terzo mondo, ma a casa nostra non si guarda mai abbastanza. Non guardiamo mai ai nostri anziani soli, ammalati e senza soldi che "tirano avanti" ma che farebbero meno fatica "a tirare indietro".
Non guardiamo alle famiglie di 3 persone che vivono in periferia in 42 mq con il bagno (wc) ancora sulle scale e che si devono lavare nel mastello come si faceva 70 anni fa nelle campagne.
Non guardiamo agli occupanti abusivi delle case popolari, che a questo abusivismo sono costretti per non soccombere al sistema burocratico italiano così grave e brontosaurico, per nulla degno di un paese che vuole considerarsi civile e tra i più avanzati del mondo.
Milano è davvero una città proibita: riservata solo ai più ricchi (ma tanto ricchi) e proibita alle persone normali che per vivere in modo dignitoso col frutto del loro lavoro devono davvero lottare.
W L'ITALIA.